Pensioni: Cisl , in Sardegna la spesa pensionistica incide per il 20% sul Pil

Nell’isola oltre 4 mila euro di spesa pensionistica per abitante

Cagliari, 30 set. 2014 – Il sistema pensionistico italiano nel 2012  ha erogato in Sardegna 644.675 prestazioni pensionistiche, destinate a 442.708 pensionati per un importo complessivo di 6.900.379 euro, il 2,5% del totale della spesa pensionistica nazionale pari a 270.720 milioni di euro. La spesa pensionistica ha inciso, dunque, sul Pil dell’isola per il 20,89%. La regione su cui la spesa pensionistica raggiunge la percentuale più alta è la Calabria (21,83%). La percentuale più bassa è appannaggio del Trentino (12,97). Sono i dati comunicati dalla Cisl Sardegna secondo quanto risulta  dalla rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici e loro beneficiari, condotta dall’Istat e dall’Inps che, a partire dai dati dell’archivio amministrativo – Casellario centrale dei pensionati – raccoglie le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati.

“La Regione Sardegna – spiegano Piero Agus e Oriana Putzolu, rispettivamente segretario generale Fnp (Pensionati) e segretario generale – deve valutare questi dati resi noti dall’Istat e mettere in campo  le iniziative  adeguate a contrastare la deriva verso la povertà, che colpisce soprattutto gli anziani. Per i sardi, infatti, la pensione non è il paese di Cuccagna e dell’abbondanza assicurata. Tutt’altro. L’isola, infatti, con 15.587 euro di importo medio del reddito pensionistico occupa il 15° posto nella graduatoria nazionale, guidata da Lazio (19.163 euro di importo medio), seguita da Liguria (18.193€) e Lombardia (17.949 euro). La nostra regione supera di 500 euro Abruzzo. All’ultimo posto la Basilicata (con 13.858 euro di reddito medio)”. Secondo la Cisl questi dati confermano che l’assegno mensile lordo dei pensionati sardi (tredicesima compresa)  “non supera 1200 euro, poco più di 700 euro netti. Secondo i calcoli Istat  una famiglia di due persone con questo reddito si trova di fatto sotto la soglia della povertà assoluta”.

L’analisi della distribuzione  delle pensioni per tipologia presenta alcune originalità  per la provincia di Carbonia-Iglesias. Prima originalità:  ha una delle minori incidenze  di pensioni Ivs (invalidità, vecchiaia, anzianità  e ai superstiti), poco meno  del 64,2%. La più bassa si registra in provincia di Napoli col 63,2%. Il secondo dato riguarda le pensioni indennitarie (corrisposte  a seguito di  infortunio sul lavoro  e malattia professionale): dopo quella di la Spezia (9,7%), la provincia di Carbonia –Iglesias detiene la più alta percentuale nazionale (9,3%). Quasi 5 volte più di Roma (2,0%) e  6 volte più di Milano (1,7%). A Carbonia e Iglesias si fanno sentire gli effetti delle malattie contratte in miniera, silicosi prima di tutto.

Nel 2012 il rapporto  tra il numero  dei pensionati e la popolazione occupata a livello nazionale è pari al 70,4. In Sardegna questo rapporto sale al 74,4%, in Calabria  al 90,1%, in Sicilia (86,8). Nel Veneto (60,5%), nel Trentino (56,5%). In Sardegna il rapporto tra  pensionati e popolazione residente è uguale al dato medio nazionale: 27,0%. Il rapporto tra  pensionati e popolazione attiva  – 41,7% nazionale – in Sardegna è pari al 40,2; valori più contenuti in Campania (33,1%), Sicilia 36,7%).

La spesa  pensionistica  della Sardegna rapportata agli occupati è stata nel 2012 pari 11.592 euro (media nazionale  11.795 euro). La spesa pensionistica  per abitante in età attiva corrisponde nella nostra isola a 5260 euro, mentre la spesa pensionistica per abitante  risulta pari a  4.207 euro.

“I dati sull’andamento della spesa pensionistica confermano l’esigenza di intervenire a sostegno dei pensionati con i redditi più bassi. Si è nell’emergenza – proseguono Agus e la Putzolu -, cioè molte migliaia di sardi  sono in situazione di povertà assoluta: una condizione che colpisce soprattutto le donne anziane e sole, costrette in un grave stato di disagio sociale ed economico che condiziona pesantemente  e in senso negativo la qualità della vita. Chiediamo al governo – concludono – di dare un segnale forte già in occasione della prossima legge di stabilità, estendendo subito anche ai pensionati il bonus degli 80 euro. Anche la Regione sarda deve fare la sua parte per tutelare i più deboli della popolazione. Non tutto si risolve con i ragionerismi. La politica deve fare la sua parte”.

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