Ambiente: Coinvolgere i contadini e i pastori per ridurre le emissioni di anidride carbonica

di Fulvo Tocco

In Sardegna la rivoluzione ambientale può partire sin dalle prossime semine attraverso la collaborazione reciproca tra la Pubblica amministrazione e gli Operatori del mondo agricolo. Il progetto Vivere la Campagna, unico in Italia, è un valido esempio al servizio dell’ambiente e dell’economia ecologica.

“La minaccia del clima è la minaccia numero uno del secolo”. Nel suo intervento al summit sul clima delle Nazioni Unite in corso a New York, il presidente degli Stati Uniti non usa giri di parole affrontando la questione del cambiamento climatico. E in effetti è vero perché la società sta pagando, con ingenti risorse finanziarie, i danni provocati dagli eventi atmosferici malefici e incontrollabili. Si parla di 500 miliardi di dollari spesi tra un summit e l’altro. La gravità della situazione dimostra che delle questioni ambientali non se ne può parlare solo quando succedono i disastri ambientali. Occorre più consapevolezza da parte di tutti. Il territorio è una risorsa e come tale va considerato. Non fu un caso che nel Medio Campidano nacque per volontà dei sindaci, dei sindacati, delle organizzazioni professionali agricole e della Provincia il progetto Vivere La Campagna. Quel progetto agro – eco-ambientale partiva dalla necessità di coltivare le leguminose su vasta scala per contribuire a ridurre l’effetto serra mutuando uno studio del 2007 sviluppato in aderenza del progetto Extensity attuato in Portogallo.

La Provincia è stata la prima in Italia che ha introdotto la coltivazione dei legumi per la ritenzione del carbonio contribuendo in misura massiccia a rispettare quanto stabilito dal protocollo di Kyoto. Furono in tanti a metterci il bastone tra le ruote. Persino l’Assessorato dell’Agricoltura e Riforma Agropastorale della Sardegna. Ma il progetto partiva da basi solide e fu presentato, attraverso l’Interreg, anche a Bruxelles. Poi nell’ambito delle iniziative di “Madre Terra” al salone del Gusto di Torino, nell’Aula consiliare del comune di Norimberga, a Roma con Federcultura, a Lucca con la Promo PA. I consensi esterni alla Sardegna fioccavano da tutte le parti e grazie all’impegno dei sindaci e degli agricoltori del Medio Campidano il progetto cresceva d’interesse a vista d’occhio per arrivare a 1360 aziende partecipanti che coltivarono circa 8.00 ettari. Ma il potenziale è di gran lunga superiore. Ma le risorse stanziate non consentivano di andare oltre. I legumi di cui si sta parlando determinano attraverso il loro magico ciclo biologico aumenti significativi di sostanza organica nel suolo, la quale è costituita dal 58% di carbonio. Quanto più il carbonio è trattenuto al suolo, tanto meno diossido di carbonio sarà emesso nell’ atmosfera determinando una riduzione significativa di gas e di effetto serra. I dati disponibili indicano che i legumi hanno la capacità di aumentare dello 0, 2% annuo il tenore di sostanza organica nel suolo. A questo aumento di sostanza organica nel suolo corrisponde, 10 anni, una riduzione di circa 5 T di CO2 emessa in atmosfera. Il progetto Vivere la Campagna era impostato per coltivare leguminose per 5. 000 ettari (sei mesi di ciclo per cautela di calcolo) per fissare al suolo 12.000 T di CO2 che con un investimento minimo di 1 milione di euro e il lavoro degli agricoltori rappresentavano una buona fetta del deficit italiano in seno al protocollo di Kyoto.

Come dice Obama, non si può ignorare l’allarme, è la sfida del secolo. “Il nostro clima – ha detto il presidente Usa nel suo intervento all’Onu – sta cambiando molto più velocemente dei nostri sforzi per affrontarlo. Dobbiamo quindi agire come una comunità globale per affrontare la minaccia prima che sia troppo tardi”. E noi sardi che avremo tutti i vantaggi di una agricoltura decarbonizzata abbiamo le condizioni per rispondere, in un colpo solo, alla coltivazione totale dei seminativi per contribuire a ridurre l’effetto serra e nel contempo per produrre le proteine vegetali in casa nostra attenuando la soffocante dipendenza dai mercati esterni che ci stanno rendendo sempre più poveri.

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