Crisi: Confartigianato Sardegna, calano del 24,5% consumi elettrici delle imprese

E’ un segnale preoccupante

Cagliari, 20 set. 2014 – La crisi in Sardegna si legge anche dai consumi dell’energia elettrica delle imprese. Nell’Isola, infatti, nel 2013 il calo è stato del 24,5% rispetto al 2012, segnando così la peggior performance a livello nazionale, dove la media si è attestata al -3,2%. Lo rileva un’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato relativa alla domanda di energia elettrica delle imprese, su dati Terna del 2012 e 2013. In un anno, a livello regionale si è passati da 7.383 a 5.573 gigawatt/ore, con una perdita secca di 1.810 gwh. Tra le province un leggero segno positivo solo per il Medio Campidano, in crescita del 0,5% (da 153 gwh del 2012 a 153,5 gwh del 2013). Segno negativo per tutte le altre: Olbia-Tempio -2,7% (da 477 a 464), Sassari -3,6% (da 738 a 711), Oristano -3,9% (da 290 a 279), Ogliastra -4,0% (da 94 a 90), Nuoro -6,3% (da 541 a 507), Cagliari -8,9% (da 3.452 a 3.144). Chiude Carbonia-Iglesias, ultimo posto in Italia, con uno sprofondo del -61,8% (da 2.296 a 878).

Il Rapporto segnala come una piccola impresa tipo arrivi a pagare una bolletta elettrica annua di 14.408 euro, di cui il 35,3% è determinato dagli oneri generali di sistema e il 6,1% da oneri fiscali. Oltre agli oneri generali di sistema, a “gonfiare” la bolletta elettrica delle piccole imprese c’è anche la componente fiscale, tra le più gravose d’Europa: la tassazione dell’energia è pari al 2,3% del Pil ed è superiore di 0,6 punti rispetto alla media dell’Eurozona. L’indagine rivela anche come le imprese artigiane subiscano un doppio “spread elettrico”: queste pagano il kwh (kilowattora) il 31% in più rispetto ai competitor europei e l’89% in più rispetto alle grandi imprese italiane (quelle con maggior consumo di energia).

“La situazione in Sardegna è ancora più complicata – sottolineano da Confartigianato Imprese Sardegna – ricordiamo che nel 2012 (ultimo paragone disponibile) le imprese sarde pagavano ben 2.708 euro in più rispetto alle altre aziende europee e 932 euro in più rispetto ai colleghi delle altre regioni italiane ovvero 1,03% del valore aggiunto svaniva in maggiori oneri energetici”.

“Continuiamo a pensare che si debbano percorre due strade parallele – concludono gli Artigiani – la prima è quella del continuo e forte intervento del Governo Regionale verso quello Nazionale, per tagliare i costi, mentre la seconda punta ancor di più sugli investimenti nelle energie rinnovabili ovvero che le imprese possano produrre energia pulita, sfruttando il sole e il vento”.

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