Capo Frasca: Pili, Unidos ci sarà per dire no a servitù in Sardegna

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Cagliari, 12 set. 2014 – “Unidos Sardegna sabato ritorna a Capo Frasca per l’unità del Popolo Sardo. Aderiamo ad una manifestazione che ha assunto il carattere simbolico su un tema rilevante rispetto al quale il nostro movimento ha messo in campo un’azione decisiva, senza risparmio di energie e determinazione. Siamo consapevoli che si tratta di una tappa di un percorso lungo e difficile per restituire integralmente ai sardi la sovranità sul proprio territorio. La nostra è un’adesione naturale per chi da tempo ha messo in campo una mobilitazione senza precedenti che ha avuto il compito di smuovere le coscienze dei sardi e non solo”. Lo ha annunciato stamane Mauro Pili leader del Movimento Unidos.

“Ritorneremo domani a Capo Frasca – ha detto Pili. Nello stesso luogo dove una settimana fa abbiamo denunciato con forza e fatto conoscere il disastro ambientale messo in atto dalla gestione della base. Disastro che si voleva occultare e nascondere e che da soli abbiamo smascherato e denunciato. Ritorniamo nel luogo della propaganda di Stato che abbiamo puntualmente smentito e soprattutto in quei luoghi che lo Stato voleva vietarci. Con la permanenza di 24 ore dentro quella base di una settimana fa abbiamo voluto esprimere un concetto che sarà al centro della nostra partecipazione alla manifestazione: i sardi padroni in casa propria”.

“UNIDOS aderendo alla manifestazione ribadisce la netta distanza da quei partiti politici nazionali che anche recentemente hanno votato a favore dell’innalzamento delle soglie di inquinamento nelle basi militari e ribadisce l’illegalità delle esercitazioni in aree protette. Nel contempo riteniamo ridicole le proposte di riduzione delle basi avanzate dalla giunta regionale. Sul tavolo deve essere posto l’unico obiettivo: la totale liberazione della Sardegna dalle servitù militari”.

“Nella controconferenza sarda sulle servitù militari del giugno scorso svoltasi a Teulada abbiamo scandito il crono programma della dismissione delle basi ribadendo il concetto che nessun posto di lavoro deve venir meno e che gli stessi vanno rifunzionalizzati in chiave di bonifiche, di nuove strategie che vedano l’esercito proiettato non verso la guerra ma al servizio delle comunità locali, dal presidio del territorio alla protezione civile. Per quanto ci riguarda esprimiamo la volontà di costruire un percorso condiviso per il mantenimento in Sardegna di tutte le forze lavoro impegnate attualmente nelle basi militari, ben sapendo che lo Stato è in debito perenne verso la nostra isola, non solo per i danni causati ma anche e soprattutto per il mancato sviluppo di importanti porzioni del territorio sardo”.

“Abbiamo già indetto – ha annunciato Unidos Sardegna – la seconda conferenza sarda sulla liberazione dalle servitù militari che si terrà nel prossimo mese di ottobre. In quell’occasione presenteremo un piano dettagliato di risarcimento, di sviluppo e occupazione. Un dato è certo ci batteremo contro la ripresa delle esercitazioni in Sardegna. L’arroganza dello Stato su questo tema deve essere determinata e senza ripensamenti”.

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