DIFESA: PILI, FALSI DI STATO, NESSUNA BONIFICA A TEULADA, MILITARI IN ASSETTO ANTINUCLEARE PER CAMPIONAMENTI

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Finita ieri alle 21 la visita ispettiva durata 5 ore

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“DENTRO LA BASE DEVATASTA LA CIVILTA’ NURAGICA NURAGHI SPIANATI A COLPI DI RUSPA”

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Il deputato di UNidos: “Le armi con presenza di torio sequestrate e custodite dentro la base”.

Cagliari, 10 set. 2014 – “Militari in assetto antinucleare, misuratori di radioattività, un metro di corridoio per campionamenti radioattivi fatti in casa, nessuna bonifica. Vietato mettere piede nell’area colpi interdetta a chiunque. E poi la civiltà nuragica spianata a colpi di ruspa, con i sacchetti di sabbia dove sparare ancora posizionati sui nuraghi demoliti. A Teulada ambiente e archeologia devastati da uno Stato violento che se ne frega altamente della Sardegna e del suo patrimonio naturalistico e archeologico. Dentro la base un giacimento storico nuragico senza precedenti fatto a pezzi con l’uso indiscriminato di mezzi pesanti e non solo. Tra i nuraghi missili e postazioni di armi da fuoco. Lo scenario che si presenta a chi batte palmo a palmo la base di Teulada è quello da una parte apocalittico della penisola interdetta dove da oltre 50 anni si sparano i missili più cruenti e devastanti, con le sostanze più segrete e più devastanti per arrivare a decine di nuraghi e villaggi prenuragici di cui l’intera area è costellata. Tutto questo è semplicemente inaudito anche perché dei 7.200 ettari della base appena un decimo è effettivamente utilizzato per le esercitazioni a fuoco. L’occupazione è solo funzionale ai giochi di guerra delle industrie belliche e dei loro soci in affari. Tutto questo non può essere tollerato oltre. La devastazione ambientale e archeologica è un reato e deve essere perseguito senza se e senza ma. Con azioni civili per il risarcimento dei danni non solo ambientali e archeologici”. Lo ha detto stamane il deputato di Unidos Mauro Pili illustrando i risultati della visita ispettiva all’interno della base di Teulada durata oltre 5 ore e che ha consentito di analizzare gran parte delle questioni più gravi interne al poligono.

”ASSETTO ANTINUCLEARE E IL FALSO DI STATO, NESSUNA BONIFICA A TEULADA, SOLO FUMO”

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“Se due giorni fa non avessi denunciato l’arrivo a Teulada di un gruppo del Reggimento Nucleare Batteriologico e Chimico (NBC) nessuno avrebbe saputo niente. Tutto ciò perché il solerte ufficio stampa del Ministero divulga solo ciò che è propaganda e solo dopo che tali fatti vengono resi pubblici dal sottoscritto tentano maldestramente di manipolare la realtà. A Teulada non è in corso nessuna bonifica. Non esiste nessun piano di bonifica. E’ accertato che gli uomini in divisa antinucleare sono lì solo per tentare di aprire un corridoio all’interno della penisola interdetta. Tutto questo, nella realtà, lascia comprendere la gravità della devastazione ambientale e dell’elevatissimo rischio che hanno corso tutti i militari impegnati nelle esercitazioni in quell’area. Per quale motivo oggi ci sono militari che operano con tutte le precauzioni antiradioattive e invece in quell’area e nella stessa fase di utilizzo di quegli armamenti non si tutelata prima di tutto la salute dei militari. Oggi si tenta di entrare nella penisola interdetta con tanto di rilevatori radioattivi quando si entra e si esce da quei luoghi apocalittici dove sono migliaia i missili di ogni genere sparati impunemente con l’obiettivo di demolire quel tratto di costa e sperimentare le armi più efferate. Per comprendere la gravità della situazione basti un solo dato. I militari del genio di Macomer e quelli servizio Nucleare Batteriologico e Chimico, in tutto un centinaio di uomini, sono giunti in quell’area il 25 agosto scorso e ad oggi il fronte aperto è di un metro di larghezza e di un metro e mezzo di lunghezza. Praticamente niente rispetto alla vastità della penisola interdetta. Obiettivo è quello di aprire, o tentare di farlo, un corridoio che consenta prelievi di terreno al fine di valutare il grado di inquinamento dell’area e proseguire nell’inchiesta avviata dalla magistratura cagliaritana sul poligono”.

“Il comando della base di Teulada nega totalmente l’ipotesi di sequestro delle aree da parte della Magistratura e di fatto smentisce le parole pronunciate in commissione Difesa dal capo di stato maggiore che aveva parlato esplicitamente di sequestro delle aree, fatto che secondo l’ammiraglio Mantelli vietava l’avvio delle operazioni di bonifica. Viene, invece, confermato il sequestro di armi utilizzate nelle esercitazioni nelle quali sarebbe stato rinvenuto torio. Le armi sotto sequestro sono custodite all’interno della base ma tutti negano di sapere dove. Sarebbero contenute in casse sigillate dalla magistratura in un luogo secretato”.

“SCENARI NUCLEARI, TRA SPIAGGE VIETATE E VILLAGGI NURAGICI DEVASTATI A COLPI DI RUSPA E NON SOLO”

 

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“Con una mappa di dettaglio costruita con la memoria storica di chi la base l’ha vissuta dall’interno è stato possibile scoprire un vero e proprio giacimento archeologico impressionante con una devastazione senza precedenti. 21 nuraghi, alcuni con dimensioni rilevanti, demoliti a colpi di ruspa e in totale stato di abbandono e incuria. Era, il poligono di Teulada, un vero e proprio avamposto nuragico per la difesa del Sud Sardegna dalle invasioni. Un’area vietata agli archeologi e negata a chiunque. Il primo nuraghe nel lungo percorso interno alla base è stato spianato senza pudore per realizzare un parcheggio per accedere ad un punto di osservazione denominato non a caso Monte de Mesu. Era stato scelto come punto di vedetta dai nuragici 3500 anni prima e ora lo Stato lo di fatto demolito con una spianata che circonda i resti del grande nuraghe di Monte de Mesu. Nuraghe che tutti nel sopralluogo dicono di non conoscere e che le carte non segnalerebbero. La realtà è che la ruspa ha agito senza pudore. Scenario che si ripete nel secondo nuraghe, quello d Maxinas. Dimensioni originarie dell’insediamento pari a quelle di Barumini. Anche qui è arrivata la ruspa di Stato. Con l’aggiunta di un traccia indelebile dell’uso militare del sito. Il nuraghe è decapitato e sulle circolarità sono stati sistemati sacchetti protettivi su cui poggiare armamenti di ogni genere. Si dice che siano stati gli americani a decidere la dislocazione di quel punto di fuoco, utilizzando un vero e proprio villaggio nuragico ad uso e consumo dei giochi di guerra. Nel terzo nuraghe, anch’esso sconosciuto a tutti dentro la base vicino a Punta Tasonis, spunta anche un missile incastonato tra le pietre. Il comando lo preleva e dice che li quel missile non ci fa niente. E’ stato portato da qualcuno. Misteri di una base militare vietata a tutti, tranne a chi, stando ai fatti, sposterebbe missili di qua e di là senza ritegno. Fatto sta che quel missile era tra i massi giganti del nuraghe, demolito anch’esso forse dall’incuria ma forse non solo. Nel dettagliato percorso in questo segreto e vietato parco nuragico, tra bombe e missili spuntano architravi intatte e nascoste nella vegetazione, ingresso evidente in un altro villaggio nuragico all’interno della base. E poi pozzi in pietra, nei luoghi più impervi della base. Un patrimonio archeologico senza precedenti devastato a colpi di ruspa e non solo, per far spazio ai giochi di guerra”.

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“Le esercitazioni riprenderanno il 21 settembre prossimo – afferma Pili. Nessuna bonifica, nessuna certezza sulle indagini in corso. Lo Stato anche qui se ne frega e va avanti senza rispondere a nessuno della devastazione ambientale e archeologica. Terra di nessuno. In mano ad uno Stato che gestisce tutto dentro casa, affidando al ministero della Difesa il compito di inquinare e devastare il territorio, di produrre le prove del disastro e persino quello di bonificarlo secondo propri criteri. Tutto è vergognoso e la Regione ha la pretesa di proporre una ridicola riduzione delle basi. Il primo dovere delle istituzioni è quello di far rispettare in casa propria le leggi della Regione e non solo. Qui si configura la palese ed evidente violazione di articoli del codice penale, considerato che stiamo parlando di un’area integralmente compresa dentro un sito di importanza comunitaria. Quel che è grave – conclude Mauro Pili – è che questa norma penale del 2011 viene ignorata in Sardegna, non solo dallo Stato ma anche da una regione che avrebbe tutto il dovere e il diritto di farla rispettare. Se non dovesse esserci un atto concreto è evidente che stiamo parlando di complicità esplicita e sostanziale degli organismi preposti”.

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