Province: Tocco, Riforma? Una trappola ai danni delle aree rurali

Quando si tocca la Costituzione e non si hanno le idee per innovare un sistema è meglio fermarsi prima di combinare dei guai
 
fulvio tocco
di Fulvio Tocco

Cagliari,12 giu. 2014 – Ho letto la bozza di riforma degli enti locali. Siamo di caos in caos e chiaramente non per colpa dell’attuale giunta o assessore degli EE LL della Regione Sardegna che stanno cercando di assolvere ad un compito quasi “impossibile”. Le province andavano rimodellate e aggiornate ai bisogni del futuro della comunità dei sardi con responsabilità dirette sulle attività produttive territoriali per poter assolvere alla funzione di creatrici di ricchezza aggiuntiva. Di quella reale che per troppo tempo è stata trascurata. Oggi a distanza di tempo è possibile dire, senza essere smentiti, che aver messo artatamente in discussione le province senza un disegno di riforma organico della pubblica amministrazione è stata una grande leggerezza politica. Una costosa follia. Quando si tocca la Costituzione e non si hanno le idee per innovare un sistema è meglio fermarsi prima di combinare dei guai. Il sistema istituzionale di fatto, oggi, è bloccato e purtroppo non dà segni di vitalità. Della ripartenza dell’economia considerando il territorio come risorsa neanche se ne parla. Le responsabilità di questo sconquasso sono da addebitare a delle persone e a dei partiti che hanno nome e cognome. E sono identificabili o per aver agito maleficamente o per essere rimasti silenti. Il loro comportamento politico non può passare sotto silenzio; il danno prodotto alla Sardegna e soprattutto alle aree rurali è notevole. Le province potevano essere benissimo rimodellate e aggiornate ai bisogni attuali e impiegate per la semplificazione del sistema regione, lento, inefficiente, costoso e incapace di agire con le tempistiche di mercato. Invece si è preferito bloccare le attività territoriali che sono quelle più vicine ai cittadini creando artatamente il malcontento per poter dire che le province andavano abolite. Ma il tempo è stato galantuomo e ha fatto emergere i veri luoghi dello spreco e del privilegio. Quel “contenitore” rimodellato oggi sarebbe stato di grande utilità per semplificare il sistema degli Enti costosi che alla lunga dovranno essere necessariamente riformati come ad esempio i Consorzi industriali e i Consorzi di bonifica. Ora questo Consiglio e questa Giunta dovranno lavorare per mettere una pezza a dei percorsi nocivi impostati da politici disadatti appoggiati da chi non ha spirito di appartenenza ai luoghi dove si produce l’economia reale. In campo nazionale ormai siamo giunti al termine della vicenda Province e la questione si chiude come peggio non poteva, cioè con un tranello ai danni dei cittadini. La Corte dei conti è stata chiara: non vi sarà risparmio alcuno per la Pubblica Amministrazione, anzi forse ci saranno dei costi supplementari. Pertanto non si cancellano le Province, ma si cancella il voto popolare: le Province continueranno a esistere, ma gli amministratori saranno scelti dai Sindaci, quindi dai partiti. …ma di sviluppo territoriale non se ne parla nè in campo regionale nè in quello nazionale. Ecco perché la riforma può essere annoverata ad una trappola che produrrà dei danni alle aree rurali.

Fulvio Tocco
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