Sardegna: Cancellato il patto di stabilità, comuni e imprese respirano

Un risultato che vale una intera legislatura: tolta la camicia di forza che ha penalizzato, per anni, la pubblica amministrazione, i cittadini e le imprese

IncontroSindaci28052014 020

di Fulvio Tocco

Cagliari, 30 mag. 2014 – Dal 1° gennaio del 2015 la Sardegna non dovrà più attenersi ai vincoli del patto di stabilità. A leggere ora la notizia sembra un miracolo. Quante inutili tensioni vissute tra amministratori, partiti, territori per la freddezza dei capi dei governi romani in uno dei periodi più bui della condizione socio economica isolana. L’accordo, storico, che è stato raggiunto dal presidente Francesco Pigliaru e dall’assessore alla Programmazione, Raffaele Paci nel tavolo di Roma tra la Regione e il Governo vale il lavoro di un’intera legislatura. Questo risultato, bisogna riconoscerlo a Pigliaru, a Paci e a chi li ha ascoltati. Rappresenta una delle maggiori conquiste della storia dell’autonomia sarda. Per molti forse, il dato dice poco, ma posso assicurare che è stato cancellato un provvedimento anti territorio, anti cittadino, anti impresa. Un provvedimento che ha affossato l’economia locale soprattutto nel periodo di maggior bisogno. Diverse imprese hanno chiuso i battenti e licenziato i dipendenti causa del terribile patto di stabilità. Mi scuseranno i lettori per l’enfasi, quando dico che il risultato vale un’intera legislatura, ma per me la questione assume maggior rilevanza rispetto ad altri amministratori perché sino al luglio 2013 ero a capo della Provincia del Medio Campidano, una provincia virtuosa, che dalle sue economie era persino riuscita a mettere in disparte delle ingenti risorse per investire nelle attività produttive e realizzare, oltre ai Piani di valorizzazione in diversi comparti, il famoso progetto Vivere la Campagna poi vanificato dall’iniquo provvedimento nazionale dei tagli imprevisti. Un progetto sperimentale a carattere agro- eco, ambientale che ha coinvolto 1361 imprese agricole (8.000 ettari coltivati) che non hanno potuto beneficiare dei loro diritti a causa del Patto e dei tagli. Ora il credito va onorato. Sono convinto che la questione dei vincoli, posta due anni prima, anche la nefasta campagna referendaria avrebbe preso una piega diversa e i cittadini non sarebbero caduti nella trappola della disinformazione che annoverava le province fonti di sprechi e di malgoverno. Si sarebbe evitato il caos istituzionale e trovato il tempo per rimodellare gli Enti intermedi in funzione della promozione delle attività produttive territoriali con progetti speciali a ritorno immediato sugli investimenti e soprattutto testabili. A partire dal prossimo anno, dunque, la Sardegna potrà utilizzare tutti i 6,5 miliardi inseriti nella manovra finanziaria della Regione. “Il risultato importante dell’incontro di oggi – dice Pigliaru – è l’impegno che il Governo ha preso nei confronti della Regione Sardegna di cancellare definitivamente, a partire dal 2015, l’assurdo vincolo del patto di stabilità che ha sinora impedito di utilizzare tutte le nostre entrate”. Utilizzando l’1,5% dei 6,5 miliardi è possibile impostare, seguendo l’esperienza di Vivere la Campagna, un progetto straordinario finalizzato alla coltivazione dei seminativi (30.000 ettari) per produrre in casa ciò che serve per alimentare il grande patrimonio zootecnico sardo. Nel corso di una sola annualità ne beneficerebbe l’economia in generale e la vita di relazione delle comunità rurali. Una sana riflessione su questo tema, arricchita da una serie di dettagli, sono sicuro che spianerebbe la via della ripartenza a partire dalla prossima annata agraria. Per intanto godiamoci questo grande successo dei nostri governanti.

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