Arte: Chiara Samugheo al Museo Murtas espone immagini degli abiti tradizionali della Sardegna

Chiara Samugheo_Immagine Oristano, 27 nov. 2013 – Il Comune di Samugheo, il Museo MURATS e la Banca di Sassari, in linea con il programma di promozione delle attività museali e del territorio, presentano per la prima volta in Sardegna una mostra di Chiara Samugheo composta da una serie di scatti sugli abiti tradizionali e il paesaggio sardo. La mostra sarà affiancata dal progetto fotografico di Fausto Urru, un work in progress che indaga il paesaggio sardo concentrandosi sulle zone di transizione.

Le due mostre, che verranno inaugurate sabato 30 novembre alle ore 19:00, presso la sala convegni del MURATS, occuperanno tutto il piano terra del Museo dove dialogheranno con abiti tradizionali di alcuni paesi e con una selezione di opere dei grandi maestri del ‘900 sardo (che riprendono la tematica del vestiario sardo) quali Giovanni Ciusa Romagna, Carmelo Floris, Antonio Ballero, Gavino Tilocca etc, queste ultime opere potranno essere esposte grazie alla stretta collaborazione nata tra il Museo, la Banca di Sassari e alcuni collezionisti privati, Banca di Sassari che, oltre al prestito delle opere, ha contribuito anche economicamente alla realizzazione delle mostre. All’inaugurazione saranno presenti Chiara Samugheo, Cristiana Collu, Direttore del Museo MART e Paolo Porcu, Direttore Generale della Banca di Sassari.

La mostra di Chiara Samugheo, dal titolo La mia Sardegna, rievoca il capolavoro La mia Africa della grande scrittrice Karen Blixen come omaggio alla bellezza della natura e cultura dei popoli in una visione poetica che li lega alle proprie tradizioni. Le fotografie presenti sono tratte dagli scatti del reportage realizzato nei primi anni Ottanta in cui furono fotografate, in un lungo viaggio tra i vari centri dell’isola, persone con gli abiti tradizionali e dal quale venne realizzato il volume Costumi di Sardegna. Le immagini presenti in mostra sono una ricostruzione dei modi di vestire tradizionali, attraverso la reinterpretazione visiva della grande fotografa, di un territorio a cui è legata da un fortissimo sentimento che si rinnova col passare del tempo.

Fausto Urru, con il progetto In Limine, presenterà un progetto di 25 immagini in cui concentra lo sguardo sulle zone di transizione dove esplorazione e nostalgia si fondono e confondono. Questa serie di scatti è da considerarsi come il primo capitolo di una serie che continuerà nei prossimi anni e nasce grazie al sostegno de Su Palatu_Fotografia, il Comune di Neoneli, la Fondazione Banco di Sardegna, La galleria LEM, l’Assessorato alle Culture del Comne di Sassari, la cantina Vigne Surrau e la Soter Editrice.

<Con queste mostre si vuole proseguire il percorso di trasformazione del Museo in un interprete dinamico che coinvolga le comunità e il territorio attraverso la realizzazione di mostre temporanee che possano soddisfare sia le aspettative di eventi culturali d’arte sia stimolare la curiosità delle persone che vedono il Museo come un luogo lontano dai propri interessi>, ha detto  il Direttore del MURATS Baingio Cuccu, che ha anche ribadito quanto la mostra che si inaugurerà sabato sia un evento importante per la comunità di Samugheo. Per il sindaco di Samugheo Antonello Demelasl’appuntamento ormai alle porte ha una notevole importanza. <Il fatto che l’artista abbia scelto Samugheo come nome d’arte non è un fatto marginale. La sua attività inoltre è importante anche per l’intera regione perché Chiara Samugheo qui ha realizzato numerosi progetti durante i suoi anni di attività, lavori che, affiancati al suo operare in ambito internazionale, danno lustro alla Sardegna]

Paolo Porcu, Direttore Generale della Banca di Sassari, sottolinea che la collaborazione con il Museo MURATS si colloca in modo naturale nel progetto Conosciamoci Meglio – Visioni Memorie e Storie di Sardegna, nato per accompagnare le eccellenze sarde impegnate nello sviluppo della cultura, dell’arte e dell’innovazione.

Chiara Samugheo, al secolo Chiara Paparella, è nata a Bari. Ancor giovanissima lascia la sua città natale per sfuggire ai ruoli tradizionali che la società le impone. Insofferente alle regole e alle costrizioni, nel 1953 giunge nel capoluogo lombardo dove si inserisce negli ambienti intellettuali milanesi nutriti dall’effervescenza, dall’umanità aperta alla conversazione intelligente. E così, la Samugheo, incontra giornalisti, artisti, scrittori del calibro di Enzo Biagi, Alberto Moravia, Pierpaolo Pasolini, Salvatore Quasimodo, Elio Vittorini, Oreste Del Buono, Dino Buzzati, Renzo Renzi, tanto per citarne alcuni. Giorgio Strehler, che allora comincia la sua avventura del ‘Piccolo Teatro’, la invita a frequentare i corsi di recitazione e mimo, ma lei alla professione di attrice preferisce la macchina fotografica. E’ di questo periodo l’incontro con Pasquale Prunas che diventerà in seguito suo compagno di vita. Il fine intellettuale, grafico, illustratore ed editore, fondatore della rivista ‘SUD’ (Edita a Napoli dal 1945 al 1947 che ebbe, tra gli altri collaboratori come: Luigi Compagnone, Giuseppe Patroni Griffi, Raffaele La Capria, Ennio Mastrostefano, Anna Maria Ortese, Vasco Pratolini, Francesco Rosi e Rocco Scotellaro) la coinvolge nell’idea di una nuova rivista fotografica, LE ORE, sullo stile del ‘PARIS Match’. Desideravano realizzare una testata giornalistica a larga diffusione che si ponesse come mediatrice tra la stampa colta e quella frivola. Sempre a Milano incontra FEDERICO PATELLANI (Fondatore dell’agenzia fotografica PAT PHOTO PICTURES), il quale intuisce subito il suo valore di fotogiornalista, ma Chiara preferisce seguire il suo istinto e bisogno di sentirsi libera. Nell’idea che gli scatti fotografici siano un mezzo narrativo immediato e quindi una possibilità per fare denuncia (..un mezzo per contribuire a migliorare la società) si impegna a realizzare reportage che documentano la realtà. Comincia a lavorare per Guido Aristarco condividendone l’idea di fotografia come strumento per sgretolare il muro che separa i giovani da un mondo migliore. E’ del 1954 il servizio fotografico sulle tarantolate di Galatina (Lecce), pubblicato sulla rivista “CINEMA NUOVO” con testo di Emilio Tadini (Le invasate, fotodocumentario su Cinema Nuovo, anno IV, n° 50-10 Gennaio 1955), al quale fanno seguito servizi sulle baraccopoli napoletane con scritti di Domenico Rea (I Bambini di Napoli, fotodocumentario su Cinema Nuovo- Anno IV n° 63 del 25 Luglio 1955) e le Zingare in carcere (fotodocumentario su Cinema Nuovo con brani di Michele Prisco). Il direttore di ‘Cinema Nuovo’ la invia a Venezia per investigare sui costi della biennale del cinema ed è in quell’occasione che ritrae le star. La sua foto che immortala ‘Maria Schell’ finisce in copertina e la rivista vende tutte le copie. Chiara Samugheo non scatta all’insaputa del soggetto, piuttosto lo coinvolge in un gioco divertente che lo apre spontaneamente di fronte all’obiettivo; cosicché, usando il meno possibile le luci artificiali, lontano dal set, instaura un rapporto privilegiato con le dive, riuscendo a realizzare semplici scatti di straordinaria bellezza. Col suo modo apparentemente “Istintivo” di fotografare, riesce ad accogliere le migliori istanze dei suoi personaggi (Turroni) e a catturare le luci più vere consegnandoli con immediatezza alla collettività, come soggetti (non oggetti) e in tutto il loro umano splendore. Forse è questo modo di fotoraccontare che porta Henri Cartier Bresson a bussare alla sua porta per complimentarsi con lei!. Quella foto scattata a Venezia è solo l’inizio delle molteplici collaborazioni con le più grandi testate nazionali ed estere: Settimo giorno, Europeo, Oggi, Espresso, Epoca, Tempo, Pravda, Bolero film, Cine, Panorama, Stern, Paris Match, Esquire, Mc Calls, Vie Nuove, Le ore, Quick, Costanze, Radio Corriere, Sorrisi e Canzoni TV, Grazia, Sogno, ect. Quando la fotografa a fine anni cinquanta si trasferisce a Roma, sono tante le stelle nascenti del cinema a cercarla perchè hanno bisogno di visibilità, perciò la Samugheo, con il suo occhio fantasioso e l’uso sapiente della macchina fotografica immortala i big dello spettacolo regalandoci incantevoli scatti, a volte ironici e divertenti, come i ritratti di alcuni vip che si sono prestati a dare il loro volto a personaggi dei fumetti (Esempio Patty Pravo interpreta Valentina di Crepax). Copertine raffinate e servizi fotografici di attrici ( come: Monica Vitti, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Patty Pravo, Valentina Cortese, Sophia Loren, Silvana Mangano, Ursula Andress, Barbara Bouchet, Virna Lisi, Catherine Spaak, Tina Aumont, Mariangela Melato, Stefania Sandrelli, Monica Guerritore, Ornella Vanoni, Rita Hayworth, Brigitte Bardot e altre ancora e di attori (come: Yul Brynner, Ugo Tognazzi, Dario Fo, Marcello Mastroianni, Gian Maria Volontè, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e altri ancora). Senza dimenticare registi come Alfred Hitchcock, Federico Fellini, Sergio Leone, Marco Ferreri che le fanno guadagnare l’appellativo di fotografa delle Stelle. Chiara Samugheo con la sua voglia di scoprire e valorizzare il bello e il contraddittorio, frutto di lavori che l’hanno portata in giro per il mondo (dall’Europa alle Americhe, Dall’Asia all’Africa), conserva un archivio immenso, testimonianza di paesaggi, personaggi, ambienti, costumi, tradizioni, modi di vivere di notevole valore storico/antropologico, sui quali è utile soffermarsi per cogliere l’intima magia, quella che si raccoglie in ogni cosa e permette di comprendere se stessi e quel che ci circonda. Cenni biografici a cura di Piero Fabris con la supervisione di Daniela e Germana Ciriello

Fausto Urru nasce nel 1983 a Oristano. Vive sino ai tredici anni a Cuglieri, poi a Samugheo. Maturità scientifica a Oristano. Dopo la Laurea triennale in Relazioni internazionali alla Facoltà di Scienze Politiche di Bologna e la Specialistica in Cooperazione internazionale alla Facoltà dei Beni culturali di Bologna, sede di Ravenna, si iscrive all’École Supérieure des Arts de l’Image di Bruxelles, dove si laurea in Fotografia nel 2009. Parallelamente ai suoi studi, inizia una vasta interrogazione fotografica, tutt’ora in corso, sul rapporto tra gli individui e le differenti tipologie di spazio (intimo, urbano, extra-urbano), vissuto o attraversato, che alimenta più cicli fotografici: Chez-soi, Cité Modèle, Eterotopie, Silenzi urbani e, da ultimo, In limine. Dal 2010 si trasferisce a Parigi, dove attualmente vive.

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